Che siano le persone di classe a suggerire la moda è ormai un postulato.
Ma chi “fa” le scarpe a costoro?

Molti divi del cinema, i maestri dell’arte e della musica, i creatori dell’alta moda, il mondo dell’imprenditoria e dell’aristocrazia, tra gli anni cinquanta e settanta hanno lasciato l’impronta del loro piede nella bottega di via Sistina, da Petrocchi. Il segreto di un simile successo si spiegava con poche parole: semplicità, autentica eleganza, buon gusto e classicismo. Erano questi i quattro assi che Tito Petrocchi non nascondeva certo nella manica. E che hanno portato al suo stile il riconoscimento internazionale della Medaglia d’oro all’esposizione di Monaco di Baviera nel 1956. Le uniche “bizzarrie” al classico che Petrocchi si concedeva erano costituite dai tacchi: famosissimo il “mambo”, lanciato dalla Mangano nel film omonimo, il geniale tacco “a scalpello”, interpretazione “Petrocchiana” del tacco a spillo e la punta a becco d’anatra nelle calzature da uomo. Da allora ad oggi la storia dello stile “Petrocchi” non si è mai interrotta. Bruno Ridolfi infatti, nipote e collaboratore di Petrocchi fin dagli anni ’50, custodisce e continua questa tradizione familiare. La lavorazione avveniva ed avviene esclusivamente a mano utilizzando i migliori pellami e cuoi, con in più oggi l’opportunità della moda pronta per quei clienti che non vogliono aspettare i tempi del su misura. Lo stile “Petrocchi” insomma non si è lasciato prendere dalla frettolosità dei tempi moderni, interpretando il “classico” secondo la sua tradizione.